Siamo (davvero) quello che consumiamo?

“Qualunque sia il prezzo, si compra bene

solo ciò che è necessario.” 

Cicerone

Se siamo quello che acquistiamo, allora forse stiamo dimagrendo un po’ e stiamo cliccando meno volte su ‘Acquista ora’. Il settore dell’e-commerce, infatti, sembra avere raggiunto la fine del sua fase di boom. All’apice della pandemia, mentre tutti acquistavamo attrezzature per fare esercizio fisico e piante da trascurare, lo shopping online è infatti una delle poche cose che sono effettivamente fiorite.

Ma, come il pane fatto in casa, è stata un’altra tendenza esplosa che sta ora vedendo un calo: i dati dell’US Census Bureau mostrano che la quota di dollari spesi online è scesa drasticamente all’inizio del 2022, portando la curva delle vendite al dettaglio online in una traiettoria opposta a quella precedente alla pandemia.

Fra le aziende che stanno vivendo le conseguenze di questa inversione di rotta nelle abitudini di consumo, un esempio è Shopify, società che fornisce ai negozi online strumenti e software per gestire le loro attività. Ha recentemente pubblicato una serie di risultati deludenti e ha annunciato il licenziamento di 1.000 dipendenti, riducendo la propria forza lavoro del 10% circa. Shopify ha inoltre visto la sua capitalizzazione di mercato crollare di quasi l’80% nell’ultimo anno, azzerando circa 160 miliardi di dollari di valore.

Nelle ultime settimane, per risollevarsi da questa caduta, sta puntando sulla vendita in live streaming, stipulando una partnership con YouTube per creare YouTube Shopping, in cui i venditori che usano Shopify potranno integrare il loro negozio online con una delle più grandi piattaforme d’intrattenimento al mondo (conta oltre due miliardi di utenti attivi ogni mese).

Ormai, infatti, il commercio è sempre più multicanale, ovvero il percorso di acquisto può iniziare ovunque, come ad esempio su una piattaforma di condivisione di video o altri social network. Tuttavia, per il momento almeno e nonostante gli sforzi di Tik Tok, Instagram e altri di offrire funzioni di acquisto in app, per ora i social risultano tra le piattaforme meno utilizzate per acquistare online con regolarità, in particolare in Italia: spesso le si usa per scoprire nuovi brand ma poi si tende ad completare l’acquisto sui singoli siti dei venditori.

Sebbene sia una delle aziende più colpite, ovviamente Shopify non è la sola a soffrire. Anche l’inscalfibile Amazon, in un trimestre che in realtà è stato migliore del previsto, ha dichiarato un calo annuale delle vendite del 4%: si tratta della seconda volta consecutiva che il colosso dell’e-commerce ha visto diminuire le vendite online.

E dunque anche Amazon pensa ad alternative, prendendo ovviamente ispirazione dal social più usato: TikTok. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, starebbe testando una funzione di visualizzazione nello stile del social media cinese in un’app, che si chiamerebbe Inspire, in cui comprare, certo, ma anche condividere, mettere ‘mi piace’ agli articoli e mostrare agli utenti foto e video di prodotti in successione caleidoscopica.

Alcune news

Brunello Cucinelli chiude un semestre con ricavi a +32,4% e un utile netto di 50,6 milioni, più che raddoppiato (+131,4%). Un anno record dunque che il sig. Cucinelli prevede possa finire con un fatturato più alto del 15% rispetto al 2021, stima basata sulle vendite già avvenute per le collezioni autunno-inverno e gli ordini partiti per la primavera-estate del prossimo anno già lavorando sugli ordini ricevuti per la primavera-estate 2023. La perla umbra del Made in Italy, se chiudesse con una crescita ulteriore del 10% nel prossimo esercizio, supererebbe la soglia dei 900 milioni di ricavi, facendola entrare di diritto nell’élite italiana di compagnie del lusso da un miliardo.

Settembre = Autunno = Apple News

significa autunno e, per gli appassionati di tecnologia, significa anche la presentazione di nuovi prodotti per Apple. La compagnia di Cupertino è infatti pronta al lancio di quattro nuovi modelli di iPhone, accompagnati da una serie di aggiornamenti, l’Apple Watch Series 8, nuovi AirPod Pro e nuovi iPad. Occhi puntati soprattutto sui prezzi dei nuovi prodotti, soprattutto nell’attuale contesto di alta inflazione in cui, in ogni caso, le aziende che offrono articoli di fascia alta sono comunque riuscite ad alzare i prezzi con poca resistenza

Reselling

L’equazione è semplicissima: l’inflazione sale, i prodotti nuovi sono più cari, si vende quello che si ha e si vuole comprare spendendo meno, buttandosi sull’usato. L’economia del ‘reselling’ è in piena espansione con il mercato dell’usato negli Stati Uniti, infatti, si stima che debba più che raddoppiare entro il 2026. Merito anche di una maggiore consapevolezza verso l’ambiente e gli sprechi per la produzione di nuovi beni e delle preferenze della Gen Z per negozi di seconda mano, online e non (e, in aggiunta, sempre più rivenditori tradizionali lanciano programmi di rivendita dei loro prodotti). E non si tratta solo abbigliamento: ormai aumentano le vendite di prodotti di seconda mano anche nell’elettronica, nell’arredamento, per gli articoli sportivi e i ricambi auto, che insieme costituiscono il 75% delle vendite.

Published by Raffaele Felaco

I am an enthusiastic leader with strong background in direct and indirect sales with an exten- sive experience in both retail and wholesale business. I have been fortunate to have worked alongside teams in structured environments both in Italy and abroad over the last 20 years, en- abling me to develop strong leadership skills, a natural approach in effective communication, the ability of positively influencing others and master complex business negotiations.

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